Tassare i robot rallenta l’innovazione e il progresso

1-3di71q-3bqebapbi1_flvg

Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi tempi è che sull’innovazione tecnologica e sul progresso umano anche grandi esperti e innovatori possono dire delle idiozie.

Carlo Ratti, ingegnere e architetto presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston, scrive una lettera ai tassisti descivendo, con un illuminante esempio, l’impatto nel passato dell’avanzamento tecnolgico che stravolse il settore dei trasporti:

Nel diciassettesimo secolo i battellieri del Tamigi diedero battaglia all’arrivo della concorrenza su terraferma dei primi taxi condotti da cavalli. Così come alcuni secoli dopo quegli stessi taxi a trazione animale vennero spazzati via dall’avvento delle automobili.

Nei prossimi anni l’impatto della tecnologia sul mondo del lavoro sarà ancora più ampio e profondo, come ho cercato di spiegare in questo mio articolo, ma soprattutto sarà inevitabile.

I veicoli driverless in sviluppo, ad esempio, travolgeranno le professioni legate ai trasporti tanto che si prevede che attorno al 2030 avremo con tutta probabilità auto a guida automatica che potranno venirci a prendere fin sotto casa [1].

E giustamente Carlo Ratti fa notare ai tassisti che non ha senso opporsi all’avanzamento tecnologico ma che bisogna assumere un atteggiamento dialettico e costruttivo per guidare e regolare tale rivoluzione tecnologica con intelligenza:

Oggi come ieri abbiamo due scelte: se decidiamo di stare in modo incondizionato dalla parte delle carrozze a cavalli siamo destinati a perdere, tutti. Se invece intercettiamo il carro delle nuove tecnologie — che poi è il carro della Storia — abbiamo ancora la possibilità di cavarcela. Possiamo immaginare di gestire la transizione, controllandola invece di esserne travolti.

C’è da dire che i tassisti romani ( e non solo) sono una categoria che da sempre cerca di difendere la propria posizione di monopolio e rendita decennale per mero interesse corporativo, e purtroppo certa politica populista sciagurata gli sta prestando il fianco per mere ragioni elettoralistiche, come ho già commentato in un mio post a cui rimando.

Il protezionismo e la chiusura culturale ed economica, sia da parte di una categoria, sia da parte di un governo, sia da parte di certa politica, è però una reazione tutt’altro che intelligente ed efficace all’avanzamento tecnologico che sta cambiando il volto del mondo in cui viviamo.

Nella stessa lettera l’ingegnere Ratti, dopo aver sostenuto condivisibilmente la necessità di ripensare il nostro rapporto tra tecnologia e lavoro, riprende però la proposta di Bill Gates di tassare i robot e le intelligenze artificiali per “trasferire reddito a chi ha perso il posto di lavoro”.

Ecco, questa si tratta di una proposta idiota in contraddizione con le stesse ragioni di intercettare e gestire, e non rifiutare o bloccare, l’ondata tecnologica.

Quello di Bill Gates e di Carlo Ratti mi sembra un modo rozzo di rimandare la questione di fondo, ovvero l’inevitabile robotizzazione del lavoro, invece di affrontarla in modo diretto con una strategia lungimirante e responsabile.

Chi propone di tassare i robot, e quindi i “fattori produttivi che generano efficienza”, come fa correttamente notare un economista quale Carnevale Maffè [2], avrebbe come effetto il rallentamento dell’innovazione tecnologica nelle aziende e un impoverimento generale della società, ovverosia esattamente il contrario di quello che abbiamo bisogno.

Se questa proposta di tassazione fosse accolta dai governi, fa opportunatamente notare un altro economista [3], avremmo una situazione tutt’altro che auspicabile:

Il futuro è connesso, e se qualche sciagurato Paese volesse seguire questa sirena lo comprometterebbe, poiché di sicuro il costo totale delle macchine aumenterebbe. I piccoli imprenditori non potrebbero sopportarlo, perché non possono fare economia di scala, e il lavoro per le persone emigrerebbe verso altri Paesi più lungimiranti.

Mi sembra insomma autolesionistico e semplicistico tassare la robotica e l’efficienza, come propone rozzamente Bill Gates e coloro che gli danno ragione, perchè in tal modo si fa il gioco di chi vuole rallentare il progresso.

Allora, quale strategia possiamo pensare per tenere assieme tutele sociali e innovazione tecnologica?

Carnevale Maffè giustamente suggerisce di fare il contrario dunque detassare le macchine, in modo che la produttività e l’efficienza più alte abilitata dalle macchine, possa consentire di pagare il welfare e l’educazione.

In alternativa vanno invece tassati certi tipi di monopoli e rendite che ostacolano concorrenza e innovazione. Inoltre è fondamentale un’eliminazione dei “paradisi fiscali” (di cui magari usufruisce lo stesso Bill Gates) anche combattendo l’evasione fiscale con regole e organismi sovranazionali.

In questo modo consentiremmo un progresso tecnologico che crea nuovo benessere e avremmo abbastanza finanziamenti per introdurre e implementare un dividendo sociale, quale un reddito universale garantito, a fronte della progressiva obsolescenza, a causa della robotica e intelligenza artificale, di molte professioni umane.

Saremmo fautori, direttamente o indirettamente, di un attentato al progresso umano se davvero pensiamo di rispondere all’accelerazione tecnologica con un rallentamento dell’innovazione tassando e colpendo proprio ciò che nel lungo periodo sconfigge l’austerità ed erode la scarsità.

In conclusione una nota generale: sicuramente la tecnologia non migliora automaticamente le cose, ma dischiude nuove e inedite opportunità e possibilità di farlo. Sta poi all’etica, alla politica, e in generale all’intelligenza umana indirizzare il cambiamento per fini umanitari e trasformarlo appunto in prosperità e progresso a beneficio di tutti.

E tu cosa pensi della proposta di tassare i robot? Scrivilo nei commenti qui sotto 🙂 


  1. Fonte: http://www.lemacchinevolanti.it/approfondimenti/quando-arriveranno-davvero-le-auto-che-si-guidano-da-sole
  2. Fonte: http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/45977_tassa-sui-robot-carnevale-maffe-mi-meraviglio-di-gates-idiozia-economica.htm
  3. Fonte: http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/02/20/caro-bill-gates-dici-sul-serio-tassare-i-robot/?uuid=96_VBEyILo

telegramVuoi ricevere nuovi ed esclusivi contenuti direttamente sul tuo smartphone? Seguimi sul canale Telegram!

network (2)Vuoi partecipare al dibattito pubblico sui temi qui trattati? Unisciti al gruppo Facebook!

facebookVuoi rimanere aggiornato su eventi, trend, idee che trasformeranno radicalmente il mondo? Sintonizzati sulla pagina Transumanisti!

Le 10 tendenze tecnologiche che trasformeranno l’Umanità secondo Peter Diamandis

Ho già avuto modo di leggere Abbondanza: il futuro è meglio di quello che pensi (2012) di P. Diamandis e S. Kotler che ho apprezzato per la capacità di divulgare e promuovere una “mentalità proattiva” ossia un’utilizzo e impiego della tecnologia per sconfiggere la scarsità di risorse ed espandere il benessere a tutta l’umanità.

Nel libro si definisce la tecnologia come uno “strumento che libera risorse” e si presentano numerosi esempi pratici di innovazioni e tecnologie in grado di generare prosperità a un livello senza precedenti a dispetto di tutte le visioni catastrofiste o disfattiste sul futuro umano che siamo soliti sentire.

Nell’opera inoltre si parla, proprio in apertura, della tendenza umana a porre attenzione più sulle notizie negative che su quelle positive e in questo senso il libro vuole costituire anche una sorta di “autotraining” per pensare il progresso a) con ottimismo pratico  b) sul lungo periodo c) in senso umanitario.

Peter Diamandis, imprenditore – innovatore – futurologo, ha recentemente pronosticato quali tendenze tecnologiche trasformeranno l’umanità e il mondo nei prossimi anni. Ecco un piccolo riassunto con mia libera traduzione:

  1. Iperconnessione globale: Nel 2010, erano collegate al web 1,8 miliardi di persone. Oggi, quel numero è di circa 3 miliardi di persone, e dal 2022-2025 quel numero si espanderà fino a includere ogni essere umano sul pianeta, avvicinandosi agli 8 miliardi di esseri umani. Non solo: potremo godere di una sempre migliore connessione online (più veloce e più estesa) grazie anche ai progetti di connettività globale su cui stanno lavorando molti soggetti tra cui Google, Facebook ed Elon Musk.
  2. Energia Rinnovabile Economica: Abbiamo appena superato un punto di svolta storica. Il 2016 è stato infatti l’anno in cui l’energia solare, e in generale delle rinnovabili, è diventata meno costosa rispetto all’energia dal carbone. Dato che i prezzi per l’energia solare ed eolica continuano la loro precipitosa caduta, i due terzi di tutte le nazioni del mondo raggiungeranno la c.d. “grid parity “nel giro di pochi anni, anche senza sovvenzioni statali.
  3. La Fine del Cancro e delle Malattie: Anche se può sembrare difficile da credere, la fine di cancro e delle malattie è vicina. Infatti, scienziati e ricercatori stanno lavorando duramente per trovare nuovi approcci alla lotta contro molte malattie, e il 2016 ha visto alcuni straordinari progressi in questo senso. Basta ricordare che in Cina l’innovativa tecnica del gene-editing CRISPR-Cas9 è stata utilizzata per la prima volta nel trattamento di un paziente umano con una forma aggressiva di cancro ai polmoni.
  4. Estensione Radicale della Vita Umana: Siamo sull’orlo di un impatto significativo per la longevità umana. Nel 2016 centinaia di milioni di dollari sono stati investiti in iniziative di ricerca e in aziende focalizzate su prolungare la vita umana. Proprio di recente sono stati, ad esempio, annunciati risultati promettenti di un esperimento sulla infusione di sangue di giovani esseri umani in topi anziani che ha migliorato in questi ultimi le funzioni cognitive così come le loro prestazioni fisiche. Questa pratica ha visto un aumento del 30% della durata di vita dei topi, e l’aumento del loro tessuto muscolare e della funzione cognitiva.
  5. I successi con le cellule staminali: Le ricerche scientifiche sulle cellule staminali stanno dimostrando di avere un potenziale enorme nell’aiutarci a curare le malattie e a prolungare la durata della vita umana sana. A titolo di esempio valga la scoperta, da parte di biologi giapponesi, di un nuovo modo per far crescere i tessuti (retine, cornee, lente dell’occhio, e altro ancora) che compongono il bulbo oculare umano.
  6. L’anno delle auto a guida automatica: Moltissime aziende stanno ormai investendo pesantemente nella auto a guida autonoma / automatica. E’ significativo l’annuncio di Tesla che nel 2017 ogni auto che produrrà sarà completamente autonoma ossia perfettamente in grado di guidare senza l’interazione di un conducente umano. L’impatto delle auto a guida automatica implicherà anche un declino della proprietà delle auto a favore dei servizi di “car sharing”.
  7. Il mondo dei droni e macchine volanti: Stiamo andando verso un mondo in cui i droni autonomi potranno catturare immagini del mondo con risoluzione millimetrica, trasportare prodotti, pacchetti ed esseri umani in aree remote che prima erano inaccessibili dalle strade. Ha suscitato scalpore la notizia che un drone di Amazon Prime Air ha compiuto con successo la sua prima consegna nel Regno Unito nel 2016. Aspettatevi progressi molto più grandi nel 2017.
  8. La primavera dell’Intelligenza Artificiale: L’intelligenza Artificiale (IA) è la tecnologia più importante e dirompente da sviluppare, essa potrà essere una grande opportunità per l’umanità e non una minaccia. In linea di massima, l’IA è la capacità di un computer di capire le tue domande, ricercare e trovare informazioni, e darti una precisa ed accurata risposta. Ma l’IA aiuterà l’umanità soprattutto a risolvere le sue sfide più grandi in ambito sociale, ambientale, economico, etc.. Progressi nella tecnologia del deep-learning stanno rapidamente accelerarando lo sviluppo di IA. Basti pensare alla nuova tecnologia Microsoft di riconoscimento vocale in grado di trascrivere il discorso conversazionale così come (o anche meglio di) esseri umani.
  9. Le straordinarie scoperte della Fisica:  Il 2016 ha visto una serie di risultati fondamentali nella fisica, così come un certo numero di scoperte di rilievo nella nostra ricerca per esplorare il cosmo.Ad esempio è stata confermata l’esistenza delle onde gravitazionali mentre si sono scoperti nuovi pianeti che potrebbero ospitare vita extraterrestre.
  10. La conquista del cosmo da parte dei privati: Viviamo la nascita dell’era spaziale commerciale, guidata da miliardari appassionati. Aziende come SpaceX, Blue Origin, Planetary Resources e varie squadre in competizione per il Google Lunar XPrize stanno costruendo razzi commerciali e veicoli spaziali per esplorare il cosmo. Quello che ha suscitato più entusiasmo è certamente  il piano di Elon Musk, fondatore di SpaceX, di mandare degli esseri umani su Marte entro il 2025. Sono necessarie quattro cose fondamentali per il successo di tale missione: completa riutilizzabilità dei mezzi, rifornimento in orbita, produzione di propellenti su Marte, e un propellente che funzioni.

Insomma, secondo Peter Diamandis, in questi prossimi anni ne vedremo delle belle: stiamo vivendo un’epoca straordinaria in cui scienza e tecnica trasformeranno l’umanità e il mondo portando benessere per tutti. Ricordiamocelo la prossima volta che qualcuno ci dirà quanto fa paura il futuro: in realtà a fare paura sono quelli che non sanno guardare oltre al proprio naso incapaci di vedere quanta prosperità possiamo godere oggi, e in misura crescente in futuro, grazie agli avanzamenti scientifico-tecnologici.

Fonte: Top 10 Tech Trends Transforming Humanity

Il grande umanista E.Fromm a favore del “reddito minimo garantito”

fromm

Nella sua raccolta di scritti, La Disubbidienza e altri saggi, il grande psicologo e pensatore Erich Fromm (1900 – 1980) dedica un intero saggio all’introduzione di un “reddito minimo garantito” fondato sul diritto incondizionato degli essere umani a vivere.

La ragione fondamentale che fa propendere Fromm a favore dell’introduzione di un tale reddito è l’effetto che questo avrebbe sulla libertà individuale, che verrebbe enormemente ampliata consentendo autonomia e indipendenza. La garanzia di un reddito minimo e nel contempo la riduzione in modo significativo dell’orario di lavoro, sono due misure che per l’autore consentirebbero di superare quella “psicologia della scarsità” che produce egoismo, invidia ed ansia, facendo invece emergere i bisogni profondi dell’uomo, che sono prima di tutto spirituali e religiosi. In tal modo, la stessa struttura economica fondamentale della società verrebbe progressivamente cambiata, passando da una logica del massimo consumo e della produzione industriale di beni per singoli ad una economia comunitariafondata sulla “fornitura di beni di uso pubblico”. In tal modo scomparirebbe l’uomo consumatore, insaziabile perché sottoposto a pressioni pubblicitarie sempre più perfezionate, a favore di un mutamento culturale che preveda che alcuni bisogni minimi possano essere soddisfatti in modo gratuito.

Alle due obiezioni principali che vengono mosse a questa proposta, Fromm risponde che l’incentivo al lavoro non verrebbe ridotto, perché l’essere umano è per sua natura attivo e soffre in caso di inattività; inoltre vi sono incentivi anche di natura extra economica che inducono le persone a lavorare, quali il riconoscimento sociale, l’orgoglio ed il piacere per il lavoro in sé. L’altra obiezione riguarda lo Stato, che rischierebbe in questo contesto di assumere caratteristiche autoritarie che possono essere contrastate mediante un incremento di procedure democratiche in ogni sfera delle attività sociali.

La posizione di Fromm non esclude, ma anzi implica la formazione e la riconversione dei disoccupati verso nuove professioni, per permettere loro di trovare non solo un’occupazione ma anche un lavoro migliore, sia dal punto di vista reddituale che da quello, non meno importante, di riuscire a soddisfare le capacità e le aspettative di ciascuno; superando nel contempo l’idea che la scuola debba ad un certo punto avere un termine ed introducendo al contrario una visione in cui ciascun individuo non finisca mai di studiare e di formarsi.

A distanza di parecchi anni dalla sua pubblicazione il presente saggio è decisamente attuale per la sua visione psicologica e sociale, propria di un grande umanista come Erich Fromm, soprattutto nell’idea che un forma di reddito minimo può ampliare in modo enorme la libertà dell’essere umano: l’autore si situa tra quei pensatori che sostengono quanto sia importante una libertà sostanziale, quindi non una libertà meramente formale, che si fondi sulla possibilità materiale per ognuno di costruirsi un proprio progetto di esistenza.

Un reddito minimo garantito, che diviene possibile nell’era dell’abbondanza economica, permetterebbe finalmente di liberare l’uomo dalla minaccia della morte per fame, rendendolo così davvero libero e indipendente dal ricatto economico.

Il reddito minimo garantito, non soltanto farebbe della libertà una realtà anziché un mero slogan, ma costituirebbe l’attuazione di un principio profondamente radicato nella tradizione religiosa e umanistica dell’Occidente, che suona: l’uomo ha comunque il diritto di vivere! Tale diritto di vivere, di disporre di cibo, ricovero, assistenza sanitaria, istruzione, eccetera, è intrinseco all’essere umano e non può venire limitato per nessun motivo, neppure la pretesa che l’uomo debba essere socialmente “utile”.

La transizione da una psicologia della scarsità a quella dell’abbondanza rappresenta uno dei passi di maggior momento nello sviluppo dell’uomo. Una psicologia della scarsità produce ansia, invidia, egoismo (e lo si costata, con la massima evidenza, nelle culture agricole di ogni parte del mondo). Una psicologia dell’abbondanza produce iniziativa, fede nell’esistenza, solidarietà. Il fatto è che la maggior parte degli esseri umani sono ancora psicologicamente orientati secondo realtà economiche proprie alla scarsità, e ciò mentre il mondo industriale è sul punto di entrare nell’era dell’abbondanza economica.

Ma proprio a causa di questo “ritardo” psicologico avviene che molti non riescano neppure a capire nuove idee come quelle implicite nel concetto del reddito minimo garantito, e ciò perché le idee tradizionali sono di norma promosse da sentimenti che hanno origine in precedenti forme di esistenza sociale.

Per l’individuo avido esiste sempre scarsità, dal momento che egli non ha mai abbastanza, quali che siano i beni di cui dispone, e oltretutto è invidioso e competitivo nei confronti di chiunque altro, e pertanto è sostanzialmente isolato e spaventato. Non è in grado di godere davvero dell’arte o di altri stimoli culturali, perché permane fondamentalmente vorace, e ciò significa che coloro i quali vivessero al livello del reddito minimo garantito si sentirebbero frustrati e privi di valore, mentre coloro che guadagnassero di più resterebbero prigionieri delle circostanze perché sarebbero preda del timore di perdere la possibilità di un massimo di consumo. Per tali motivi, ritengo che il reddito minimo garantito che non si accompagni a un distacco dal principio del consumo massimo potrebbe costituire la risposta soltanto a certi problemi economici e sociali, senza però avere l’effetto radicale che si dovrebbe aspettarsene.

Erich Fromm, Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito, in LA DISOBBEDIENZA E ALTRI SAGGI, Milano 1982