Chi è il Transumanista? Nient’altro che il dadoforo della libertà

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Prometeo ruba il fuoco (1817) di Heinrich Friedrich Fuger

Mi trovo spesso a pensare, da divulgatore e scrittore, come poter esprimere sinteticamente certi concetti, nozioni, idee per poterli comunicare nel modo più chiaro ed efficace possibile al pubblico. Nell’attuale società dell’attenzione scarsa e dell’informazione flash saper condensare in poche parole pensieri complessi è diventata ormai un’abilità fondamentale se non si vuole correre un elevato rischio di essere completamente ignorati. Tanto più questa capacità sintetica è necessaria se uno vuole promuovere un particolare valore ed ideale a cui tiene come nel mio caso di pensatore e attivista transumanista.

Il Transumanesimo, movimento culturale assai controverso nell’opinione pubblica seppur molte sue idee stanno diventando progressivamente mainstream, viene generalmente definito come un orientamento intellettuale-scientifico-filosofico che si propone di migliorare, mediante scienza e tecnica, la condizione umana:

Il Transumanesimo è movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione postumana.

dalla voce di Wikpedia

Secondo questa definizione popolare e diffusa, più o meno ripresa da numerosi articolisti e diversi saggisti, per il Transumanista è necessario e desiderabile, attraverso scoperte scientifiche e strumenti tecnologici, superare le attuali restrizioni/limitazioni della natura umana. Ma tale definizione, con un’ evidente focus sulla sfera scientifico-tecnologica e sul processo autotrasformativo, coglie davvero il nucleo etico e la ragione morale del Transumanesimo?

Forse abbiamo bisogno di una definizione più adeguata ponendo l’accento non tanto su scienza e tecnica – nella prospettiva transumanista considerati dei meri mezzi, seppur determinanti e imprescindibili, per il miglioramento e perfezionamento umano – quanto invece sull’elemento assiologico e sulla finalità umanitaria che caratterizza la proposta transumanista. 

Sebbene la definizione classica di Transumanesimo è corretta, giacché spezzare i vincoli naturali indesiderabili, mediante impiego della tecnoscienza, è certamente parte costitutiva della missione transumanista, tuttavia molti si chiederebbero, e infatti si chiedono, perchè dovremmo farlo, cioè perchè aspirare a rivoluzionare la condizione umana fino a proporre di superare certi confini naturali, quali scarsità, biologia, mortalità, etc., che per motivazioni morali, religiose, o irrazionali la maggioranza delle persone ancora oggi ritiene inevitabili, insormontabili, intoccabili? E’ questa, secondo me, la domanda giusta che dovremmo porci ogniqualvolta cerchiamo di definire – comprendere – spiegare cos’è il Transumanesimo.

Ho avuto il piacere di contribuire a un Manifesto Transumanista in cui il concetto chiave è quello di Evoluzione Autodiretta. Ora non starò a spiegare tale concetto dato che c’è un intero documento, disponibile alla lettura, a cui quindi rimando. Voglio però dire che il merito di tale manifesto è esprimere in sintesi l’essenza ideale nonché il nucleo etico a fondamento del Transumanesimo, descrivendone esattamente il processo e la finalità che lo muove: appunto quella dell’autodirezione evolutiva che indica in modo inequivocabile quanto la corrente transumanista abbia a cuore la libertà umana.

In una mia intervista per SoloTablet.it ho tentato di esporre in poche parole l’ispirazione filosofica e l’ideale umanitario dell’approccio transumanista:

Oggi questo spirito rinascimentale e illuminista, per cui l’Uomo smette di demandare a Dio o alla Natura il suo destino ma sceglie di partecipare attivamente al miglioramento spirituale e materiale di sé e del mondo, rivive in qualche modo nella corrente culturale-filosofica del Transumanesimo in cui il principio di autodeterminazione è così centrale e prioritario da diventarne la pietra angolare di un’ intera filosofia neo- e tecno- umanista che si propone di affrancare l’Uomo, attraverso scienza e tecnica eticamente orientate, dai vincoli di ordine sociale e naturale che impediscono il dispiegarsi delle potenzialità umane come singolo e come specie.

Nel progetto transumanista l’Uomo è posto al centro del discorso tecnologico con il compito di autodeterminare se stesso anzitutto scegliendo se continuare ad affidarsi alla lotteria naturale –  con tutto ciò che da essa deriva come vecchiaia, sofferenza, scarsità, mortalità, etc. –  oppure trascendere spiritualmente e materialmente la propria ristretta condizione istintuale-biologico-naturale. Siamo qui davanti alla massima espressione ideale dell’autodeterminazione umana, quella di un’evoluzione teleologicamente orientata, per l’appunto dalla filosofia transumanista sintetizzata nel concetto cardine di Evoluzione Autodiretta.

Quando diciamo che la missione transumanista è volta a trascendere i vincoli istintuali-biologico-naturali, ad affermare il principio di autodeterminazione in ogni ambito umano, e quindi a realizzare l’Evoluzione Autodiretta per ogni essere autocosciente, orbene tutto ciò significa che nell’ideale transumanista deve essere sempre l’Individuo raziocinante e consapevole a determinare il proprio destino evolutivo scegliendo di volta in volta se affidarsi al meccanismo naturale o al miglioramento artificiale: è tutta qui la portata morale e proposta scandalosa del Transumanesimo.

Ergo il Transumanesimo si qualifica come anelito alla libertà, come un libertarismo veramente coerente, un pensiero e azione che non si limita a voler realizzare la libertà nell’ordine sociale e civile ma vuole espandere tale libertà anche, e persino, contro l’ordine naturale. L’Uomo visto come fine, e non come mero oggetto, implica che niente può e deve costituire ostacolo all’autodeterminazione umana pertanto è un imperativo etico anche contrastare e sconfiggere tutte quelle forze ostili naturali che limitano la nostra libertà di vivere ed agire nel mondo  – ovviamente fintanto che tale libertà non sia dannosa per altri essere autocoscienti. 

Si può perciò dire che il Transumanesimo non fa altro che estendere, a 360 gradi, il principio di autodeterminazione:

L’autodeterminazione rappresenta un valore etico fondamentale del Transumanesimo, il quale – sotto questo profilo – può essere interpretato come una vera e propria dichiarazione di indipendenza dell’individuo contro la tirannia del processo evolutivo naturale.

da un passo del Manifesto Transumanista.

Ecco quindi che nel disegno transumanista ogni individuo dotato di ragione deve avere la possibilità di autodeterminare se stesso affinché possa scegliere in libertà, indipendentemente e volontariamente, cosa fare della propria esistenza in ambito sociale e naturale. Questa aspirazione libertaria, che in quanto tensione etica è intrinsecamente contra naturam, è stata d’altronde espressa molto tempo fa anche da un grande pensatore libertario come Errico Malatesta per cui l’Uomo è tanto più libero quanto più riesce a piegare ed assoggettare le avversità esterne che lo circondano:

Il concetto della libertà per tutti è concetto umano; è conquista, è vittoria, forse la più importante di tutte, dell’umanità contro la natura.

(Cit. in Un’idea esagerata di libertà, Giampietro N. Berti, Milano, Elèuthera, 1994, p.144)

Se il Transumanesimo dunque è quel movimento umanitario che tiene universalmente viva la fiamma della libertà, da esso intesa come Evoluzione Autodiretta, ne consegue che ogni transumanista non è nient’altro che un dadoforo (dal greco δᾳόρος “portatore di fiaccola”) di tale Libertà per sé e per gli altri. 


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Non abbiamo bisogno di cambiamenti politici, ma di una rivoluzione etica

morpheus

Inauguro con questo post la rubrica “Pillola Rossa”: alcuni miei brevi pensieri e riflessioni scritti di getto, stimolati da fatti di attualità, per orientarsi nell’epoca della Tecnica.

Chi ancora ingenuamente crede che votare questo o quello, sì o no, faccia davvero la differenza a livello sociale non coglie che ormai la politica è diventata una forza marginale nel mondo.

Oggi la politica, e in verità già da molto tempo, non è più un agire etico ma un mero agire basato sul consenso e quindi destinato a produrre solamente ulteriori guai o a non risolvere affatto i problemi sociali.

È la Tecnica vera forza motrice della storia oggi, nel bene e nel male, e lo diventerà in misura maggiore nel futuro. Tutte le forze politico, economiche, religiose, etc. infatti non possono prescindere da essa, ne dipendono ormai in modo indissolubile, anche quando credono di avere ancora le redini del proprio potere.

Il filosofo Emanuele Severino lo ha, da questo punto di vista, espresso molto bene nelle sue riflessioni sulla Tecnica come scritto anche in questo articolo:

Le forze della tradizione credono di guidare il gioco, ma in realtà ne sono già ai margini. Per prevalere l’una sull’altra, devono potenziare il mezzo tecnico di cui si servono. Ma così facendo, dimenticano il loro scopo originario — accrescere il profitto per il capitalismo, fare la volontà di Allah per l’Islam. Diventano cioè qualcosa di diverso: detto nella terminologia più squisitamente severiniana, «sono destinate al tramonto». Una «destinazione» il cui senso autentico sfugge alla cultura contemporanea, umanistica quanto scientifica. Non alla filosofia.

Quello di cui abbiamo bisogno è allora una rivoluzione etica in grado di guidare il cambiamento tecnologico per raggiungere la prosperitá universale. Solo un’etica, fondata razionalmente e rigorosamente su principi condivisibili, può guidarci nell’epoca del cambiamento tecnologico e di conseguenza fare anche della politica non più un “agire cieco” ma diretto a uno scopo davvero umanitario. Il compito del filosofo, oggi, è quindi elaborare questa nuova etica per un’umanità capace di auto-determinarsi.

Può sembrare strano ma il futuro dell’umanità dipende proprio da questa disciplina del pensiero, considerata da molti del tutto “inutile”, che è la filosofia.

Noi siamo dunque – e come potremmo dimenticarlo? –, nel nostro filosofare, funzionari dell’umanità. La nostra responsabilità personale per il nostro vero essere di filosofi, nella nostra vocazione interiore personale, include anche la responsabilità per il vero essere dell’umanità, che è tale soltanto in quanto orientato verso un telos, e che se può essere realizzato, lo può soltanto attraverso la filosofia.

E. Husserl – La crisi delle scienze quale espressione della crisi radicale di vita dell’umanità europea, 1935