Non abbiamo bisogno di cambiamenti politici, ma di una rivoluzione etica

morpheus

Inauguro con questo post la rubrica “Pillola Rossa”: alcuni miei brevi pensieri e riflessioni scritti di getto, stimolati da fatti di attualità, per orientarsi nell’epoca della Tecnica.

Chi ancora ingenuamente crede che votare questo o quello, sì o no, faccia davvero la differenza a livello sociale non coglie che ormai la politica è diventata una forza marginale nel mondo.

Oggi la politica, e in verità già da molto tempo, non è più un agire etico ma un mero agire basato sul consenso e quindi destinato a produrre solamente ulteriori guai o a non risolvere affatto i problemi sociali.

È la Tecnica vera forza motrice della storia oggi, nel bene e nel male, e lo diventerà in misura maggiore nel futuro. Tutte le forze politico, economiche, religiose, etc. infatti non possono prescindere da essa, ne dipendono ormai in modo indissolubile, anche quando credono di avere ancora le redini del proprio potere.

Il filosofo Emanuele Severino lo ha, da questo punto di vista, espresso molto bene nelle sue riflessioni sulla Tecnica come scritto anche in questo articolo:

Le forze della tradizione credono di guidare il gioco, ma in realtà ne sono già ai margini. Per prevalere l’una sull’altra, devono potenziare il mezzo tecnico di cui si servono. Ma così facendo, dimenticano il loro scopo originario — accrescere il profitto per il capitalismo, fare la volontà di Allah per l’Islam. Diventano cioè qualcosa di diverso: detto nella terminologia più squisitamente severiniana, «sono destinate al tramonto». Una «destinazione» il cui senso autentico sfugge alla cultura contemporanea, umanistica quanto scientifica. Non alla filosofia.

Quello di cui abbiamo bisogno è allora una rivoluzione etica in grado di guidare il cambiamento tecnologico per raggiungere la prosperitá universale. Solo un’etica, fondata razionalmente e rigorosamente su principi condivisibili, può guidarci nell’epoca del cambiamento tecnologico e di conseguenza fare anche della politica non più un “agire cieco” ma diretto a uno scopo davvero umanitario. Il compito del filosofo, oggi, è quindi elaborare questa nuova etica per un’umanità capace di auto-determinarsi.

Può sembrare strano ma il futuro dell’umanità dipende proprio da questa disciplina del pensiero, considerata da molti del tutto “inutile”, che è la filosofia.

Noi siamo dunque – e come potremmo dimenticarlo? –, nel nostro filosofare, funzionari dell’umanità. La nostra responsabilità personale per il nostro vero essere di filosofi, nella nostra vocazione interiore personale, include anche la responsabilità per il vero essere dell’umanità, che è tale soltanto in quanto orientato verso un telos, e che se può essere realizzato, lo può soltanto attraverso la filosofia.

E. Husserl – La crisi delle scienze quale espressione della crisi radicale di vita dell’umanità europea, 1935

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